Tombola di Fiorella Luxe Numerata

Giochi
G288_0536
3 Articoli

Tombola di Fiorella Luxe Numerata TF888

  Spedizione gratuita

Per ordini superiori ai 50 €

  Problemi con l'ordine?

Contattaci via mail: info@gaudium.it

259,00 €
Tasse incluse
Quantità

Tombola di Fiorella Luxe Numerata TF888. Tombola da Collezione Edizione Limitata Numerata. Tombola unica nel suo genere in quanto presenta sul retro delle cartelle delle etichette cromolitografate di fiammiferi risalenti alla fine del 1800 che appartengono alla collezione del fillumenista Pietro Ciancia. Tali etichette rappresentano la Smorfia Napoletana con tutte le 90 didascalie in dialetto napoletano. I coprinumeri sono innovativi in quanto presentano un deduncolo per poterli meglio prendere e piazzare sul numero. La scatola contiene: 1 tabellone cm 33,2 x 47,8 48 cartelle cm 11 x 16,5 1 sacchetto floccato rosso cm 20 x 28 90 numeri in Metacrilato effetto Madreperlato diam mm 20,5 x h 8 1 sacchetto bifloccato rosso piccolo cm 12 x 15 per circa 300 coprinumeri cm 1,5 x h 1,1. Scatola cm 35 x 49 x h 5. STORIA La parola tombola deriva dal verbo tombolare (roteare o far capitombolare i numeri nel paniere). Nell’antica Roma, durante i giochi saturnali, che si celebravano in dicembre, si distribuivano ai presenti delle tavolette con un numero che, se estratto, dava diritto ad un premio. Era permesso giocare d’azzardo solo in questo periodo ma, con il passare del tempo, divenne un’abitudine giocare anche durante le feste natalizie. Già ai tempi delle prime Olimpiadi, i greci scommettevano sulle prestazioni degli atleti, mentre lotterie ideate dallo Stato si tenevano pure nella Roma imperiale. Nel Rinascimento era pratica comune scommettere su tutto, dal sesso di taluni nascituri al risultato delle elezioni locali. A Roma, ad esempio, si giocava al Papaccio e all’Azzeccacardinali, puntando appunto su chi sarebbe divenuto Papa o cardinale. Diffusosi in Italia tra il 1500 e il 1700, il gioco della tombola ha molte ascendenze che vanno dalla cabala alla smorfia, dalla lotteria al lotto, di cui è stretto parente, mentre la lettura dei numeri affonda le radici nell’immaginario popolare. Il gioco del lotto ha un luogo e una data di nascita precisi: Genova, anno 1576. Qui, ogni sei mesi, i nomi di 120 notabili locali, trascritti su altrettanti foglietti, venivano deposti entro una borsa, detta seminario, per procedere quindi all’estrazione dei cinque nominativi corrispondenti a coloro che avrebbero ricoperto incarichi al Senato e al Consiglio dei Procuratori della Repubblica. La passione per il gioco si diffuse rapidamente e si stabilì di portare a 90 il novero dei candidati, aggiungendo al nominativo di ciascuno di essi un numero progressivo. Era possibile scommettere sull’estrazione di uno, di due o anche di tre nomi, primi antenati degli attuali estratto, ambo, terno. Gestito da pochi privati, il lotto prese piede ben presto e gli importi delle puntate divennero via via più cospicui, il che indusse il Governo a rilevare in proprio la gestione del gioco, al fine di arricchire le casse dello Stato. In seguito, allo scopo di dare al gioco una parvenza di legalità e di beneficenza, i nominativi dei candidati furono sostituiti con i numeri, ad ognuno dei quali venne abbinato il nome di una ragazza nubile e indigente, così da fornirle la dote necessaria per il matrimonio. Dalla somma vincente, infatti, veniva detratta una piccola parte da assegnare alla ragazza ed è per questa ragione che il gioco venne poi denominato lotto delle zitelle e venne via via legalizzato in diverse città italiane: nel 1646 a Genova, nel 1702 a Milano nel 1702, nel 1731 a Roma, nel 1739 a Firenze, nel 1750 a Venezia. Già nel 1682 il gioco del lotto trovava grande fortuna a Napoli, ove una società di mercanti liguri aveva preso in affitto un locale nel quartiere di Monte Calvario, in un vicolo che prese quindi nome di Bonafficiata vecchia, e in cui ebbe poi la sua sede la Regia Impresa del Lotto. Nella città partenopea il termine bonafficiata corrisponde a beneficiata, dal verbo beneficiare, e denomina, come del resto nella lingua italiana, la polizza del lotto, pubblico o privato, che dà diritto ad un premio, e ancora oggi, nei quartieri vecchi della città, con questo nome si indica la tombola mentre ‘a bonafficiatella è la tombola familiare durante le feste natalizie. A Napoli il primo titolare della gestione del lotto pubblico, ossia il primo arrendatore (dallo spagnolo arrendator, carica che nel Regno corrispondeva ad appaltatore delle imposte) fu il genovese Goffredo Spinola. Dopo il terremoto del 1688, che taluni interpretavano come punizione divina per la dissolutezza del Regno, di cui era manifestazione palese la forte passione per le scommesse dei partenopei, il gioco venne sospeso. Si cominciò allora a puntare clandestinamente al gioco dell’estrazione per li Seminarj di Genua, di Milano e Torino, scommettendo sui numeri là estratti, ma il Viceré lo mise al bando, stabilendo 2000 ducati di multa per i giocatori e 3 anni di galera per gli organizzatori del gioco, inclusi i tipografi che avessero stampato le liste dei numeri provenienti da quelle città. Sanzioni ancora più alte prevedevano i bandi del 1711, ossia una multa di 3000 ducati per giocatori, e 5 anni di galera se nobili. Finalmente, nel 1712 il Lotto venne legalizzato, anche in ragione del gettito che da esso derivava all’erario. Non mancarono tuttavia ulteriori tentativi volti a decretarne l’abolizione, tutti peraltro di scarsa incidenza, ultimo quello di Giuseppe Garibaldi, nel 1860. CARTELLE E MARCATURA “ALLA FRANCESE” Per il gioco della tombola si usavano già verso la fine del 1800, dei fogli contenenti sei cartelle. Le cartelle contenute in ogni foglio erano costruite in modo tale che il foglio contenesse una ed una sola volta tutti i numeri da 1 a 90 (6 cartelle per 15 numeri a cartella = 90). Il fatto che i fogli delle cartelle contenessero tutti i numeri ha un benefico effetto psicologico sul giocatore, il quale, potendo marcare ogni numero estratto, ha l’impressione di procedere speditamente verso la vittoria. Anche le cartelle della presente tombola, seppur separate e non unite in sestine, hanno la stessa caratteristica; pertanto sono presenti 48 cartelle suddivise in 8 sestine di colore differente. Prendere le 6 cartelle dello stesso colore equivale a prendere cartelle che presentano tutti i 90 numeri della tombola. La marcatura dei numeri avveniva anticamente secondo diversi metodi che variavano da città a città: si usavano fagioli secchi, bucce di mandarino o di arance, cannolicchi, ceci, sassolini, chicchi di caffè ed altro ancora. A volte si usava, soprattutto nelle feste e sagre paesane, marcare il numero mettendo una croce su di esso con una matita. I giocatori più esperti possono arrivare a giocare con più di 10 cartelle contemporaneamente. Dato che l’estrazione dei numeri può essere molto veloce, questi giocatori devono poter segnare i numeri molto rapidamente. Un metodo per la marcatura veloce dei numeri è il cosiddetto metodo “alla francese”. Si utilizza un solo fagiolo per riga; per prima cosa si posiziona un fagiolo a sinistra della prima casella di ogni riga. Ogni volta che viene estratto un numero, il fagiolo della riga corrispondente viene fatto avanzare fino alla prossima casella bianca verso destra. In questo modo il numero di caselle bianche occupate indica quanti sono i numeri estratti per ogni riga. Quando un fagiolo raggiunge la parte destra della cartella, si ha la cinquina. Quando tutti e tre i fagioli di una cartella raggiungono il traguardo, si ha la tombola. Questo metodo permette di marcare i numeri molto velocemente, anche se non si può conoscere quali sono i numeri estratti ma solo quanti sono. CURIOSITA’ ED ANEDDOTI Fu Clemente XI Albani a consentire il gioco del Lotto a Roma e la prima estrazione si ebbe la mattina del 17 settembre 1703, quando si cominciò a “cavare il Lotto” sotto il portico del cortile del palazzo Pamphilj a piazza Navona. Sul palco sedeva un giudice con un notaro; una prima urna a vetri conteneva i bollettini con i nomi e una seconda i bollettini bianchi corrispondenti al numero degli altri. Cavavano i bollettini due bambini “orfanelli” di Santa Maria in Aquiro, e quelli che li leggeva al pubblico era un certo Mattia Matto, un nome inventato a significare che quel gioco era una follia. Successivamente l’estrazione fu spostata sulla piazza del Campidoglio e la prima si ebbe il 14 febbraio 1732, in coincidenza con l’inizio del Carnevale. Dall’urna argentata con le 90 palline uscirono gli storici primi cinque numeri che furono 56, 11, 54, 18, 6. Durante l’occupazione francese le estrazioni vennero spostate nella chiesa delle monache benedettine della Santissima Concezione di Maria in Campo Marzio, profanando il luogo sacro, con l’urna posta sull’altare maggiore. Tornato il Papa, le estrazioni furono riprese a Montecitorio, e divennero settimanali, ma vennero utilizzati in alternativa anche il Palazzo Pio Righetti, in piazza del Biscione, e il cosiddetto Ferro di Cavallo, sulla piazza omonima, con il permesso di giocare anche sul Lotto della Toscana. A Roma ci si raccomandava a San Pantaleone, che grazie a una novena ti portava addirittura i numeri a casa, di notte. Bastava lasciargli la finestra aperta con “carta e penna e calamaro sur commò”, raccomandava Giggi Zanazzo. Oppure si salivano in ginocchio gli scalini dell’Aracoeli, sempre di notte, recitando avemaria ai re magi, e si ricavavano i numeri da tutto quello che si sentiva intorno. Sotto Gregorio XVI, tra il 1836 e il 1845, c’era fra Pacifico al convento dei Cappuccini, che aveva la virtù di fornire numeri vincenti. Il Papa, avvisato dai gestori del Lotto, pensò bene di spostarlo in un convento fuori Roma. Appena si diffuse la notizia, un gran numero di gente affluì al convento e quello, commosso da tanto affetto, si congedò dando l’ultima profezia con l’indicazione di una cinquina da ricavare nelle parole di quattro versi: Roma, se santa sei, perché crudel se’tanta? Se dici che se’santa, certo bugiarda sei! In pratica con questa cantilena consigliò i numeri 66, 70, 16, 60 e 6. (ALLA SCOPERTA DI ROMA di Claudio Rendina – Newton Compton editori - pagg. 379, 380, 381) Misura scatola: cm 35 x 49 x h 5. PARTICOLARITA’ Sul retro di ognuna delle prime 45 cartelle sono rappresen- tate 2 immagini tratte da etichette di fiammiferi del 1890 circa appartententi alla collezione privata dell'inventore. Sotto ogni immagine è presente una didascalia della smorfia napoletana preceduta del numero corrispondente. Ogni immagine è incorniciata in stile liberty. Ogni retro delle cartelle presenta nella parte superiore al centro la scritta La Tombola di Fiorella. I numeri e le didascalie che accompagnano le immagini sul retro delle prime 45 cartelle sono le seguenti: 1. L'Italia 2. 'a Piccerella 3. 'a Jatta 4. 'o Puorco 5. 'a Mana 6. Chella ca guarda 'Nterra 7. 'o Vasetto 8. 'a Maronna 9. 'a Figliata 10. 'e Fasule 11. 'e Surice 12. 'e Surdate 13. Sant'Antonio 14. 'o Mbriaco 15. 'o Guaglione 16. 'o Culo 17. 'a Disgrazia 18. 'o Sanghe 19. 'a Resata 20. 'a Festa 21. 'a Femmena annura 22. 'o Pazzo 23. 'o Scemo 24. 'e Gguardie 25. Natale 26. Nanninella 27. 'o Cantero 28. 'e Zzizze 29. 'o Pate d''e criature 30. 'e Ppalle d''o tenente 31. 'o Patrone 'e casa 32. 'o Capitone 33. ll'anne 'e Cristo 34. 'a Capa 35. l'Auccelluzz 36. 'e Ccastagnelle 37. 'o Monaco 38. 'e Mmazzate 39. 'a Funa n'ganna 40. 'a Paposcia 41. 'o Curtiello 42. 'o Ccafè 43. 'a Femmena pereta fore 'o balcone 44. 'e Ccancelle 45. 'o Vino bbuono 46 'e Ddenare 47. 'o Muorto 48. 'o Muorto che pparla 49. 'o Piezzo 'e carne 50. 'o Ppane 51. 'o Ciardino 52. 'a Mamma 53. 'o Viecchio 54. 'o Cappiello 55. 'a Museca 56. 'a Caruta 57. 'o Scartellato 58. 'o Paccotto 59. 'e Pile 60. se Lamenta 61. 'o Cacciatore 62. 'o Muorto acciso 63. 'a Sposa 64. 'a Sciammeria 65. 'o Chianto 66. 'e ddoje Zetelle 67. 'o Totano int'a chitarra 68. 'a Zuppa cotta 69. Sott'e ngoppa 70. 'o Palazzo 71. l'Ommo 'e mmerda 72. 'a Meraviglia 73. 'o Spitale 74. 'a Rotta 75. Pullecenella 76. 'a Funtana 77. 'e Riavule 78. 'a Bbella figliola 79. 'o Mariuolo 80. 'a Vocca 81. 'e Sciure 82. 'a Tavula 'mbandita 83. 'o Maletiempo 84. 'a Cchiesa 85. Ll'aneme d''o priatorio 86. 'a Puteca 87. 'e Perucchie 88. 'e Casecavalle 89. 'a Vecchia 90. 'a Paura Il retro della quaranteseiesima cartella presenta un testo col titolo Curiosità ed Aneddoti Il retro della quarantesettesima cartella presenta un testo relativo alle Cartelle e Marcatura alla Francese Il retro della quarantottesima cartella presenta un testo relativo ai Ringraziamenti La Tombola di Fiorella mette in risalto il fatto di aver utilizzato delle etichette antiche di fiammiferi risalenti alla fine del 1800 per raffigurare la smorfia napoletana. E questo è stato fatto utilizzando il retro delle cartelle e senza togliere nulla al gioco tradizionale. La forma del coprinumero è di facile presa e quindi facilita la marcatura della tombola. Infatti ogni coprinumero presenta un peduncolo. Infine si è utilizzato lo spazio di tutti i vari elementi cartacei per note storico-culturali.

G288_0536
3 Articoli

Prodotti correlati

(Ci sono 16 altri prodotti della stessa categoria)

Nuovo Registro conti

Hai già un account?
Entra invece O Resetta la password